DOLCI AL CUCCHIAIO

La Zuppa dell’Asino… e la Fiera di Sant’Orso

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In questi giorni non riesco ad essere presente sui vostri blog e non ho tempo per cucinare…

Mi sto dedicando agli ultimi pezzi per la Fiera di Sant’Orso, fiera dell’artigianato che si svolge nel centro storico di Aosta nelle giornate del 30 e 31 gennaio.

Il nome della Fiera rimanda al Santo che, vissuto anteriormente al IX secolo, era solito
distribuire ai poveri della città i tradizionali “Sabot“,
tipiche calzature in legno che ancora oggi vengono realizzate ed utilizzate.
La manifestazione, che ha origini nel Medio Evo, è giunta ormai alla 1014^ edizione.

Ogni anno, da circa 12 anni, io partecipo a questa fiera dell’artigianato tipico con i miei orologi e termometri in pietra interamente realizzati a mano, che decoro con pittura ad acrilico e découpage.

E’ una passione che condivido principalmente con mio marito, che mi aiuta di fatto nella realizzazione dei pezzi, e poi con tutta la famiglia in quanto anche i miei partecipano ognuno con un proprio articolo artigianale. Tranne mio fratello che non ha la passione per l’arte… ma che comunque ci accompagna e ci aiuta nell’allestimento dei banchi.

Con le prime luci dell’alba ci rechiamo ad Aosta per preparare le nostre bancarelle. E’ ancora notte quando arriviamo, ma già si respira il clima caratteristico che avvolge la città in questi giorni.
La Fiera non è un mercato. La Fiera è una festa. Oltre ad esporre, questa e’ un’occasione di ritrovo, un modo per confronarsi con altri espositori (siamo piu’ di 1000). Alla Fiera qui in Valle si partecipa un po’ tutti, da visitatori o in veste di artigiano.
E’ sempre bello andare alla ricerca di un piccolo oggetto tradizionale da portare a casa, per arricchire la propria collezione. Un cavallino con le ruote (in dialetto tatà), un cucchiaino in legno, un tagliere… Ogni volta si corre ad ammirare l’ultima creazione dello scultore più famoso, la ciotola dall’intagliatrice più nota, la scultura piu attesa della mostra concorso…

Insomma, se siete in zona non potete non farci un giretto. E’ davvero caratteristica.

Nella notte tra il 30 ed il 31 si svolge la tradizionale Veillà, da non perdere.
Un tempo, la veillà era un momento di condivisione, un modo per riunirsi e stare insieme davanti al fuoco, raccontando leggende, mentre le mamme ricamavano, e le nonne filavano, e gli uomini di casa intrecciavano cestini o costruivano semplici giochi in legno per i loro bambini. Oggi la Veillà è armonia di festa. Profumo di caldo vino speziato. Musiche e canti popolari, balli, degustazioni, anche all’interno di cantine private aperte a tutti per l’occasione.

Nulla ferma la Fiera. Nemmeno il clima. Questi sono in effetti i cosiddetti giorni della Merla, i giorni più freddi dell’anno. Ma è davvero bella l’atmosfera che si respira. Unica, se posso azzardare.

Vi ho messo un po’ di curiosità? Venite! Merita davvero. Ma passate a salutarmi!

Non posso perà non lasciarvi una ricettina dolce.
Questa volta, per restare in tema di tradizioni, è un piatto tipico Valdostano.
Un dolce povero che preparavano le nostre nonne quando tornavano dai campi, con pane nero raffermo, burro, zucchero e vino rosso. Si chiama “Zuppa dell’Asino” (in dialetto “Seuppa de l’âno”), fortificante, inebriante, calorica. Così chiamata in quanto veniva offerta anche alle bestie da soma in casi di estremo sforzo fisico!


Il dolce è davvero facilissimo e veloce.

Ingredienti:
– alcune fette di pane nero raffermo
– un pezzo di burro
– qualche cucchiaio di zucchero
– un bicchiere di buon vino rosso
– chiodi di garofano a piacere

Preparazione:
Far sciogliere il burro in una pentola larga. Passarvi poi le fette di pane e aggiungere un po’ di zucchero. Girare le fette, e aggiungere il vino e, se vi và i chiodi di garofano per aromatizzare.
Fare consumare sempre girando il pane. Quando il vino si è consumato, togliere dal fuoco, mettere le fette di pane in una ciotola e cospargere di zucchero semolato.

Servire tiepido, da solo o con panna montata…

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21 Comments

  • Reply
    Simona Roncaletti
    27 gennaio 2014 at 7:22

    Dev'essere bellissima questa fiera…mi hai proprio incuriosito!!!!! Mi piacerebbe tanto venire ma mi sa che non sarà possibile!!!:(
    Un bacione Erika!!! Buona settimana!!!

    • Reply
      giochidizucchero
      27 gennaio 2014 at 18:48

      Carissima, immagino non sara' facile per te salire… magari quando cadra' di sabato e domenica! 😉 un bacione

  • Reply
    Michela Sassi
    27 gennaio 2014 at 7:46

    Che meraviglia la manina di patatina che tiene la trottola… e non vedo l'ora di venirvi a trovare… la Fiera è splendida e voi ancora di più!
    Un bacione

    • Reply
      giochidizucchero
      27 gennaio 2014 at 18:50

      Speriamo nn faccia troppo brutto… anche se con la neve tutto diventa piu' bello e carattetistico… baci a te

  • Reply
    Ely
    27 gennaio 2014 at 8:28

    Stella.. mi commuove leggere questo post. Sia la zuppetta, sia la fiera.. mi ricordano momenti felici di 'casa'. Non ho mai perso una fiera in piazza Chanoux, non ho mai perso un appuntamento con quel legno intagliato che profuma di sottobosco. Non vedo l'ora di tornarci… spero presto, perchè mi manca da morire! <3 <3 La nonna mi preparava sempre quel delizioso pane nero garofanato.. e quella tovaglietta mi fa impazzire: ne ho viste di simili giù a Valtournenche, nel negozio accanto alla farmacia. La prossima volta non mi scappano!! TVTTTTB e auguroni per l'esposizione!

    • Reply
      giochidizucchero
      27 gennaio 2014 at 19:11

      Dolcissima Ely… mi spiace che tu non possa salire… ti mando un fortissimo abbraccio e spero di poterti vedere un giorno, magari alla fiera estiva! :**

    • Reply
      Ely
      29 gennaio 2014 at 22:02

      Eccomi qui tesoro mio.. <3 Fai così, scrivimi ad elisa.caimi@gmail.com! Cosi ti dico tutto senza darti disturbo sul blog! <3 Magari.. sarei così felice di abbracciarti! Prossimamente sarò a Valtournenche, te lo farò sapere quando 'torno a casina'!!! TVTB

  • Reply
    valentina riboldi
    27 gennaio 2014 at 9:02

    ma che bella questa fiera…Aosta non è poi così lontana da Milano se riesco magari farò un giretto 😉
    un bacio

  • Reply
    Emanuela Leveratto
    27 gennaio 2014 at 15:32

    stupendo!! 1014! mamma mia non ho mai conosciuto una fiera così longeva!! se fossi più vicina verrei subito!

    • Reply
      giochidizucchero
      27 gennaio 2014 at 19:40

      Abbiamo un sacco di visitatori liguri! Tu sei ligure giusto? Certo e' lontano, in giornata e' un po' tirato, dovresti fermarti 2gg. E' tanto bella la fiera anche per il fatto che sono piu' di mille anni che si ripete! Un bacione

  • Reply
    Anonimo
    27 gennaio 2014 at 17:36

    Brava!! Hai descritto in modo perfetto la fiera di St Orso e l'atmosfera che si respira nei due giorni consacrati, ormai da più di mille anni, a questo fantastico appuntamento…. Tradizione ma anche innovazione e voglia di fare: questo è lo spirito di St Orso e dei valdostani! Secondo il mio modesto punto di vista bisognerebbe proprio ricominciare da questo! Dalle tradizioni che ci hanno trasmesso i nostri nonni, per avere "radici" solide su cui poter costruire un lussureggiante futuro!

    • Reply
      giochidizucchero
      27 gennaio 2014 at 19:46

      Grazie!! 😉 a me basterebbe un futuro piu' certo e sereno, ma chi ci governa forse non e' interessato a questo genere di cose… un bacione e… tieniti libero x giovedi e venerdi!

  • Reply
    Martina
    27 gennaio 2014 at 17:52

    Quanto sono belle "queste cose di montagna" (passami il termine ;)) …sogno di vivere in un paesino, dove d'inverno nevica, dove in lontananza si vedono i pascoli e le montagne… andare la domenica ai mercatini, alla fiera gli ultimi giorni di gennaio e magari farti un saluto 🙂 Il dolce, nella sua semplicità è da provare 🙂

  • Reply
    Beatrice Rossi
    27 gennaio 2014 at 18:44

    Bello! Anche io quando posso partecipo a piccole fiere e mercatini! Anche qui in Toscana esiste un piatto simile, ma è fatto senza burro! Un tempo i nonni lo davano come merenda ai nipotini 🙂
    Buona serata!!

    • Reply
      giochidizucchero
      28 gennaio 2014 at 22:25

      Alla fine ci si ritrova in tante tradizioni, che si ripetono di regione in regione! Buona notte cara!

  • Reply
    Francesca P.
    28 gennaio 2014 at 22:19

    Se fossi più vicina, correrrei subito e so che farei tanti acquisti! Adoro questi eventi, li trovo "genuini" e piacevoli, festosi e allegri… mi piace molto anche la locandina, con tutti quei mestoli! 🙂
    La tua ricetta per me è un'assoluta novità e sai quante volte penso a che fine far fare al pane raffermo… non posso mica preparare sempre la pappa al pomodoro… 😛

    • Reply
      giochidizucchero
      28 gennaio 2014 at 22:28

      Francesca!! La fiera e' lo specchio della genuinita'! Purtroppo le previsioni danno bruttissimo, adesso speriamo nella neve piuttosto che nella pioggia!!! Prova la zuppetta, con il pane bello raffermo. E' particolare, e riscalda! Bacione!

  • Reply
    Valentina
    29 gennaio 2014 at 10:29

    Tesoroooo eccomi qui finalmente! <3 Che bellissimo progetto questo della fiera, adesso sarai impegnata, quante cose stupende che realizzi… sei bravissima! Mi piacerebbe tanto venirti a trovare ma da Napoli non è proprio semplice purtroppo… chissà, magari il prossimo anno! 🙂 La zuppa dolce è fantastica, una vera coccola, voglio provarla 🙂 Complimenti e un abbraccio con tanto affetto, buon lavoro! 🙂 P.s.: se vorrai, ti aspettiamo in Bloggalline <3

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    Panini alle Noci con lievito madre | Giochi di Zucchero
    14 ottobre 2017 at 9:01

    […] Molti villaggi della Valle d’Aosta sono provvisti di almeno un forno comunitario, dove in passato le famiglie cuocevano a turno il pane di segale, di solito una volta all’anno, per farne scorta per l’inverno. Il pane della tradizione è un pane semplice, fatto di frumento e di segale poco lievitato, adatto all’alimentazione delle famiglie che per molti mesi dell’anno si trovavano nell’isolamento invernale. Il tradizionale pane nero veniva a volte arricchito con noci, castagne e frutta secca. Consumato fresco ha una fragranza deliziosa, ma un tempo veniva conservato su apposite rastrelliere in legno dette “ratelë” anche per mesi, dove asciugava bene, senza ammuffire. Per spezzare questo pane ormai secco, occorreva un apposito strumento, un tagliere con lama incorporata chiamato proprio “copapan” (taglia pane). Per consumarlo veniva fatto rinvenire nel brodo o nel latte caldo, o nel vino come succedeva per la “zuppa dell’asino” di cui vi avevo parlato qui. […]

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