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Recensioni e Blog Tour

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Blog tour delle Langhe e Roero

Il nostro breve tour si é  svolto in 2 giornate a fine giugno, cercando di non annoiare i bambini, e allo stesso tempo scoprendo a piccoli sorsi un territorio ricchissimo di cultura ed enogastronomia.
Iniziamo la nostra gita verso le 9.00.
Usciti dall’autostrada, percorriamo la strada statale che attraversa alcuni Comuni perché il paesaggio è stupendo e merita fermarsi di tanto in tanto per fotografare. La Morra e poi Castiglione Falletto li incontriamo prima di arrivare a Serralunga d’Alba. Siamo in territori entrati a far parte del patrimonio dell’UNESCO dal 2014.
Su Instagram forse avete seguito le mie storie e i post, con hashtag #blogtourlangheroero. Sono ancora visibili nelle storie in evidenza.
Giungiamo in tarda mattinata nel Borgo medievale di Serralunga d’Alba, in provincia di Cuneo.
Un bel Castello, slanciato e maestoso, domina il borgo.
Qui sorge la chiesa parrocchiale, dedicata a San Sebastiano, edificata verso la fine del 1800, sulle rovine dell’antica chiesa di San Benigno, fuori dalle mura.
Il borgo si sviluppa ai piedi del castello con una ragnatela di stradine disposte a raggiera, tipica struttura medievale. Questo luogo ha quasi mille anni di vita!
Il simbolo indelebile di questo paesaggio è proprio il castello, considerato uno degli esempi meglio conservati di castello nobiliare trecentesco del Piemonte, e rappresenta un caso unico in Italia per la sua struttura architettonica, propria di un “donjon” francese, le cui origini risalgono al XII secolo.
A Serralunga sono circa 500 gli abitanti residenti, e ben 41 le aziende vitivinicole. Ho detto tutto.

Intorno a noi solo morbide e verdeggianti colline, ricoperte di vitigni e di noccioleti. Siamo nelle terre del vino sì,  ma anche della tonda gentile delle Langhe, la Nocciola per eccellenza.

Distiamo a 80 chilometri circa in linea d’aria dal Mar Ligure, e i pirati Saraceni che arrivavano dalla costa rappresentavano il principale pericolo. La torre è nata nel 1100 d.c.  con una funzione prettamente difensiva della zona.

Solo verso il 1300 il castello assume caratteristiche architettoniche più nobiliari, abbattendo la preesistente torre ed erigendo il vero e proprio castello, senza però inalterare la sua struttura originale di roccaforte medievale svolgendo nel corso dei secoli una funzione di controllo sulle attività produttive del territorio circostante.

Più volte è stato assediato, ma grazie al suo ponte levatoio ed ai molteplici trabocchetti, la difesa è sempre stata vincente sui nemici.
Soltanto una volta nella storia del castello, lungo tutti questi secoli, la difesa capitolò. Nella notte di Ognissanti del 1616, il castello ed il borgo caddero per mano dei mercenari spagnoli mandati da Don Pedro da Toledo. In 12 a difesa di Serralunga, contro 1200 armigeri.
A questo punto tutti gli arredi e gli arazzi vennero depredati e la struttura rimase spoglia.
Alcuni grandi camini e soffitti in legno sono le uniche testimonianze rimaste degli arredi originari.
A raccontarne storie e leggende restano i molteplici graffiti che si sono aggiunti da quel momento e nel corso dei secoli sui muri interni delle sale, a mano di chiunque sostasse, dai viandanti, ai banditi, ai soldati, che proprio tra le queste mura trovavano riparo.
Alcune sinistre raffigurazioni si intravedono ancora, anche se volutamente cancellate.
Simboli esoterici, numeri, animali e fiamme, figure che si sovrappongono tra sacro e profano, tra mito e leggenda, si leggono ancora chiaramente, lasciando però ampio spazio alla fantasia del visitatore, che autonomamente può ritrovare analogie ed interpretazioni.
La Cappella votiva con volta a botte risale al 1450 e i sui affreschi ben mantenuti raffigurano Francesco d’Assisi Papa e l’Agnus Dei.
Per raggiungere i piani soprastanti percorriamo una scalinata costruita con gradini tutti diversi per pedata ed altezza, anche questo a rappresentare un’ulteriore difficoltà contro i possibili invasori.
Dalle finestre del terzo piano la vista è spettacolare, a 360 gradi sulle Langhe, fino all’arco alpino.
Dopo il 1864 l’allora proprietaria Marchesa di Barolo, ultima erede della famiglia Falletti, muore lasciando i suoi averi alla fondazione “Opera Pia Barolo”.
Le sale del castello hanno ospitato per anni cantine, tinaggi e depositi di prodotti agricoli, prima di divenire proprietà dello Stato, circa 100 anni dopo.
I miei bimbi sono stati incuriositi e sorpresi, immaginandosi incredibili avventure e battaglie, di cui questo castello ne è stato teatro. E non si sono annoiati!
Finita la visita, abbiamo fatto due passi nel Borgo, e comprato qualcosina nelle botteghe di prodotti tipici. Tappa irrinunciabile.
Il pranzo del primo giorno è al sacco. Abbiamo portato da casa tutto il necessario per un bel pic nic, così i bimbini si sono sfogati un po’ nel parco giochi del paese, vicino alla chiesa e alla piazza del Comune.
Ripartiamo. Il paesaggio delle colline roerine è davvero incantevole.
Ripercorriamo in auto il percorso nei feudi della nobile famiglia astigiana dei Rotari (o Roeri appunto) già mercanti e poi banchieri sulle piazze di mezza Europa. Fu proprio la nobile famiglia dei Roero a dare il nome al territorio, di cui nel Medioevo possedevano la maggioranza dei castelli e delle terre. Un nome che oggi evoca i grandi vini DOCG, Roero e Roero Arneis.
Situato nel basso Piemonte, il Roero è il territorio di collina che fiancheggia la sponda sinistra del fiume Tanaro, che lo separa dalle Langhe fino a lambire le province di Torino e di Asti.
Qui le attività umane, le coltivazioni ed i borghi storici si inseriscono in una natura ancora selvaggia fatta di folta vegetazione ed aspre colline.
Siamo alla scoperta di un angolo di Piemonte particolarmente suggestivo, tra le Langhe ed il Monferrato, contraddistinto da interminabili e curatissimi vigneti che compongono nel loro insieme ordinato un paesaggio che pare dipinto.
E’ proprio qui che nascono i grandi vini di Alba, dal Nebbiolo, all’Arneis, al Barbera.
Ma oltre al vino, anche pesche, nocciole, carni pregiate. Senza dimenticare il prezioso tartufo bianco.
Arriviamo a Canale, nel cuore del Roero, un borgo a struttura medievale, con le sue cantine storiche e i negozi tipici.
Sulla collina, la vediamo da lontano, è lei Villa Tiboldi che ci ospiterà per la restante parte del week end.
Una casa coloniale costruita nella metà del 1700, la cui struttura è stata rivisitata agli inizi del 1900 per riadattarla a casa per le vacanze dalla famiglia genovese allora proprietaria che la caratterizzò con alcuni dettagli tipicamente liguri.
Nella memoria storica del paese non manca il ricordo dell’Avvocato Borzone, principe del foro di Genova. Quando arrivava per le vacanze alla Villa, i domestici innalzavano la bandiera, e Lando, così si chiamava, giungeva a bordo del suo calesse con il panama bianco in testa, da gran signore.
Proprio lui arricchì la residenza con arredi liberty e finiture pregiate, e fece piantare al centro del giardino un cedro argentato e due grossi tigli, questi ultimi ancora presenti.
Alla sua morte, i figli vendettero a commercianti torinesi una villa già strutturata con il suo corpo principale, il fienile e la dipendenza destinata a residenza del mezzadro, risalente agli anni ’50.
La Villa è ora un magnifico agriturismo immerso tra i vigneti dell’azienda Malvirà di cui vi parlerò in seguito.
I due fratelli Damonte, Roberto e Massimo, hanno acquistato nel 1998 i terreni su cui sorgeva il rudere abbandonato della villa, al fine di unire i terreni già di proprietà del nonno materno Giacomo, e poi di loro padre Giuseppe fondatore delle Cantine, ed ampliare così i propri vigneti con altri appezzamenti ben esposti al Sole.
Solo successivamente nacque l’idea di ristrutturare la Villa e riportarla all’antico splendore trasformandola in albergo, anzi no, in agriturismo, perché di questo si tratta.
Le dieci camere sono state inaugurate nel 2003, dopo quattro anni di attenta ristrutturazione, che ha dato risultati davvero eccellenti. Ogni camera è diversa, dal mobilio ai tessuti d’arredo, e ogni anno chi ritorna potrà piacevolmente scoprire qualche modifica o aggiunta.
La stanza a noi destinata è la suite del fienile. Un appartamento con tetto in legno a vista, il letto a baldacchino, una sedia a dondolo. I bambini sono entusiasti: “Mamma, sembra la stanza di una principessa!”. L’arredamento impeccabile, la vista impagabile.
E’ la Sig.ra Patrizia che con suo personale gusto ha arredato i locali. Moglie di uno dei due fratelli Damonte, ci mette l’anima e cura in ogni più piccolo dettaglio, e gestisce la struttura come se fosse casa propria… E’ lei che si occupa principalmente dell’attività dell’agriturismo, mentre il marito enologo Roberto insieme al fratello Massimo, si occupano della Cantina e della coltivazione e lavorazione della vite.
Patrizia mi ha dedicato un po’ del suo prezioso tempo facendomi accomodare su di un divanetto all’ombra fresca di un pero “della Madernassa”, vecchio quasi quanto la dimora stessa, e mi ha raccontato la storia e gli aneddoti legati a questo luogo. Da qui, uno scorcio delizioso: un vecchio cancello in ferro che si apre sui interminabili e rigogliosi filari.
Il pomeriggio lo passiamo in piscina. I bambini sono felici, noi ci rilassiamo. L’ambiente è davvero tranquillo e decisamente non affollato. Un’oasi di relax immersa tra i vigneti. Un panorama che lascia senza fiato.

Per i bimbi i Tajarin al Ragù.


Per noi si inizia con l’Aperitivo, un bianco Arneis Rive Gauche spumantizzato con metodo Charmat
Amuse bouche: bicchierino di Caponata di verdure


Battuta di Fassone, su maionese di nocciola, spugna di nocciole, acciughe e finta battuta di peperone

Vino Roero Arneis D.O.C.G. tenuta Trinità, che è la più conosciuta, quella dominante, quella tra cui sorge la Villa Tiboldi. Infatti i vigneti prendono il nome dalla cappella della Trinità che sovrasta la collina.

Baccalà scottato con crema di sedano rapa, aria di levistico e cipolla caramellata, con gelatina di carpione.

Pacchero ripieno con coda alla vaccinara, crema di prezzemolo e melanzana alla brace, con chips di peperoncino

Tortello con guanciale al siras con fave, piselli e peperoncino


Tagliata di Fassona e funghi porcini

Vino Langhe Nebbiolo D.O.C. 2015 tenuta Trinità, invecchiato per 24 mesi in botti di legno di rovere e 12 mesi in bottiglia

Pre dessert crema di amaretto, yogurt e mousse di albicocca e menta

Torta di carote, sorbetto al karkadé di Mussolini, panna e mandorle, con petali di rosa e menta

“Tirami (un po’) su” con gelatina al caffè, granita al caffè, meringhette, crema al mascarpone, in semisfera al cioccolato fondente e gelato al fiordilatte.

Vino Brochent MPF Bianco, ottenuto da uve aromatiche e Arneis

I mignon di piccola pasticceria li abbiamo portati in camera per il risveglio del giorno seguente, perché l’ora s’era fatta tarda e i bambini erano veramente stanchi. La loro cena in realtà è durata un quarto d’ora… dopo i Tajarin hanno giocato nel parco illuminato, proprio davanti al nostro tavolo, insieme ad altri bimbi ospiti del ristorante.

La mattina del secondo giorno inizia con la colazione dolce e salata all’aperto. Un occhio di riguardo da food blogger appassionata di dolci va naturalmente ai croissant, alle torte da credenza e alle marmellate, albicocca e fragola, ovviamente fatti in casa. I prodotti sono freschissimi, e per l’85% sono di produzione propria (il più è dato dall’attività vitivinicola), mentre per la restante parte vengono accuratamente selezionati presso i produttori locali. Come alcuni insaccati, i prodotti caseari, le verdure (in parte sono prodotti dell’orto di proprietà, quello che manca viene fornito esternamente) e l’olio, scelto anch’esso tra i prodotti di nicchia originari del territorio del Garda o della confinante Liguria.

In mattinata ci aspetta la visita alle cantine Malvirà, cuore pulsante dell’azienda.

La raggiungiamo a piedi, percorrendo un tratto di strada che attraversa i vigneti, passando per la piccola chiesetta della Trinità.

Ci accoglie uno dei due fratelli Damonte, Massimo. La stretta è forte, le mani ruvide di chi per nulla si risparmia dal duro lavoro della terra, che affronta con entusiasmo e tanta grinta.

Un grazie speciale va a Lucia, su figlia, che durante la nostra visita ha intrattenuto i nostri bambini come una sorella maggiore.

Ecco alcune curiosità.

Dai 2 ettari originari dell’azienda del padre Giuseppe, si è arrivati a circa 45 ettari al giorno d’oggi, con una produzione di 300.000 bottiglie all’anno. I vitigni autoctoni sono di Sauvignon, Chardonney e Riesling. Poi il Renesio, i cui vitigni risalgono al 1484 , coltivati già dai Conti Roero.

Scendiamo di qualche piano. Prima le vasche di fermentazione, poi scendiamo ancora. Siamo a 10 metri sotto terra. La temperatura è fresca, attorno ai 15 gradi, e viene mantenuta costante al fine della buona ed ottimale conservazione dei vini.

Ben allineati, innumerevoli fusti di rovere doppia barrique per l’affinamento di alcuni tipi di vino.

La Cantina dispone in tutto di 20 annate, dal 1998.

Il 60% della produzione viene esportato all’estero, e non troverete vino delle Cantine Malvirà in alcun supermercato italiano.

Risaliamo. Attraversiamo il locale destinato all’imbottigliamento, all’etichettatura, all’imballaggio.

Nel magazzino sono stoccate da 700.000 a 1 milione di bottiglie. Massimo sorride: “Diciamo che se per qualche sfortunato evento ci ritrovassimo intrappolati qui sotto, non moriremmo di sete…

Il logo riportato sulle varie etichette cambia a seconda del tipo di vino, ma la simbologia richiamata è sempre quella dei Tarocchi. La ruota del carro già il simbolo dei Conti Roero, il Bene e il Male, il Gatto nero e il Gatto bianco, il Sole, gli Amanti, l’Angelo e il Drago, simbolo della Cantina Malvirà che ritroviamo anche riprodotto in bronzo nel cortile della Villa… Gli stessi loghi sono riportati in grande sulle pareti delle cantine, ordinate e pulite.

L’azienda è interamente biologica, e può vantare Arneis a zero solfiti (con percentuale di solfiti naturali inferiore al 10%), ottenuto da fermentazione in vasche di acciaio e senza alcun uso di solfiti aggiunti, che abbiamo degustato insieme ad altre tipologie di Arneis di cui Massimo ci ha parlato.

Anche se non siete sommelier ma semplicemente amate bere bene e siete curiosi, sul loro sito potrete trovare le schede dei vini di facile lettura, con tutte le caratteristiche, i profumi e i sapori che contraddistinguono ogni vino, e gli abbinamenti ottimali con il cibo.

link http://www.malvira.com

Per il pranzo, torniamo in Villa. Il menù che abbiamo scelto:

Per i bimbi, gli Agnolotti del plin alle tre carni

Per noi:
“Non il solito Tonnato”, girello di vitello marinato ai frutti rossi e salsa della tradizione


Il persico in due cotture, con Riso venere e verdure, in crosta di pane, servito caldo nella sua pentolina, con sfera di Maionese di lino e uova di trota

 

In abbinamento, Vino Langhe Bianco TRE UVE,  40% Chardonnay, 40% Sauvignon, 20% Arneis

Crème Brulée con polpa di limone, ricoperta con un disco di biscotto croccante, fragole fresche del Roero, sorbetto al limone e menta


in abbinamento, vino Passito e poi altri deliziosi mignon…

In questi due giorni presso la Villa ci siamo sentiti davvero “coccolati”, avvolti da un clima famigliare, ma allo stesso tempo chic ed elegante. Ogni angolo di questo posto parla di passione, capacità, organizzazione, collaborazione, e… Amore. Il Sogno di papà Giuseppe è tangibile ora, lo si vede e lo si respira. Tutta la sua famiglia, nipoti compresi, lavora all’unisono genuinamente e senza risparmiarsi nelle cose che fa, caratteristiche ad oggi purtroppo rare nelle realtà simili a questa.
Tornando verso casa abbia scelto un tratto di strada statale proprio per continuare ad ammirare il paesaggio circostante, che cambia ad ogni chilometro in più percorso. Le colline ben coltivate lasciano spazio ai boschi, agli allevamenti, ai paesi più “giovani” nati dall’industrializzazione del Chivassese e del Canavese, sotto l’ala di Olivetti.
La prossima volta ci piacerebbe approfondire la visita a La Morra, Grinzane Cavour e Barolo… Ma per ora, la nostra gita, come la chiamano i miei bimbi, finisce qui.
È stato un fine settimana che ci ha lasciato sicuramente un segno, da tutti i punti di vista. Cultura, arte, storia, enogastronomia, agricoltura. Se avete voglia di scoprire un angolo di Piemonte, anche con i vostri bimbi al seguito, questo è stato il mio tour. Vi è piaciuto?
Spero di avervi incuriosito e non annoiato. Come chi già mi conosce sa, non mi esprimo spinta da sponsor e post a pagamento. Vi ho raccontato la nostra personale esperienza come si racconta ad un amico. A voi giudicare, magari visitando questi luoghi e dicendomi cosa vi è piaciuto, come vi siete trovati, cos’avete mangiato e… bevuto!
Cin cin!
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“Viaggiando tra le Emozioni” al ristorante l’ Angelo di Settimo Vittone (TO)

Lo scorso 12 maggio, come chi mi segue avrà già visto su Instagram, sono stata invitata insieme ad altre 4 amiche blogger ad un evento carinissimo presso il Ristorante l’Angelo di Settimo Vittone,  in provincia di Torino.

La giornata consisteva nel far conoscere a noi, foodblogger e travel blogger, il modo semplice e straordinario di mettere insieme sapori diversi facendoci respirare l’atmosfera del viaggio.

“Viaggiando tra le emozioni” è stato proprio il tema del pranzo.

Carola ed Enrico sono i giovani e intraprendenti gestori del locale. Ci hanno accolti nella loro bellissima terrazza, all’ombra di un folto glicine.

La tavola ben apparecchiata, alcuni dettagli che dimostrano la cura e l’attenzione anche nelle piccole cose, e il ricco menù stampato e riposto accanto ad ogni piatto.

Come aperitivo iniziamo subito con un bicchierino di “vin brulé” bianco e freschissimo,  ma dalle stesse note speziate del vino caldo che si beve a Natale, soprattutto in giro per i mercatini caratteristici del nord. Mi ha lasciata di stucco.

Non sto a dirvi che bella atmosfera si è creata con le altre ragazze, che a parte Michela di “A tutto pepe” non conoscevo, ma siamo entrate subito in sintonia ed il pranzo è stato davvero piacevole.

L’evento “Viaggiando tra le emozioni” ci ha portate da una parte all’altra della Terra, facendoci assaggiare di tutto. Chi mi ha seguita nelle storie di Instagram avrà assaporato con gli occhi tutti i piatti del menù, creato appositamente per l’occasione.

Dopo l’aperitivo arriva il finger food dal sapore indiano: Papadam e cevice di sedano rapa.

E un bel brindisi tutto in pink con … Un calice di bollicine!

Arrivano uno di seguito all’altro i piatti coloratissimi creati da Chef Enry, in un vortice di gusti e colori.

Involtini vietnamiti, arrotolati in una cialda di riso, gli spaghettini anch’essi di riso, con i gamberi crudi e le verdure croccanti, serviti con la salsa agrodolce.

Una conchiglia che racchiude la gelatina di prosecco, gamberi scottati alla soia e peperone candito.

Passiamo ai primi… si riscopre la tradizione piemontese, con la Terrina di zuppa di Ajucche su letto di miassa.

E si assapora il contemporaneo, con le tagliatelle Thai, davvero buonissime.

Adesso street food: gli Spiedini Sate di pollo in salsa teriaki con la scodella di lenticchie Dhal al latte di cocco, e fagiolini alla soia.

 

Passiamo al dolce, la Panna cotta al the Matcha.

Un ottimo shottino di cioccolata e Rum caraibico…

E per terminare, il caffè in cassarola alla vietnamita, la cui preparazione segue un lento rituale e si ottiene lentamente, per gocciolamento.

Con il bicchierino di caffè ci viene servita  una scatolina a forma di valigia, chiusa da un sigillo in metallo a mappamondo, nulla di più azzeccato secondo me… all’interno lo Zenzero candito da chef Enry, che ti guarisce all’istante da raffreddori e mal di gola. 😁

E poi il libro di ricette con i consigli dello chef per replicare anche a casa i piatti nati dalla creatività di un ragazzo con tanta passione per il suo lavoro e cittadino del Mondo.

Come ci racconta in ogni suo viaggio, accompagnato dalla dolce Carola e dalla loro piccola Morgana, si fa ospitare nelle cucine locali, dove cerca di imparare e carpire l’essenza della loro tradizione culinaria. Tutto quello che impara lo riporta a Settimo Vittone. E lo insegna a chiunque sia curioso di conoscere…

Se amate viaggiare, e scoprire sapori nuovi, se vi incuriosiscono abbinamenti ed ingredienti di terre lontane, allora questo posto fa al caso vostro. Ma anche se volete assaggiare i piatti della tradizione piemontese.

Il loro Menù Quotidiano, proprio ripiegato come un giornalino, è pieno di cose particolari da assaggiare, e mentre decidete potete leggere anche qualche aneddoto.

Questo è il loro sito …

L’Angelo vi saprà sicuramente stupire  e tornerete a casa arricchiti come da un viaggio intorno al mondo.

Grazie a Carola e Chef Enry per l’amichevole ospitalità e alle mie compagne di viaggio Michela, Elisa, Ezia e Carlotta per la splendida compagnia.

CONSIGLIA Crostata al cioccolato bianco e mirtilli